Indagati anche imprenditori artenesi ed il consigliere comunale Ezio Pompa

 

Sedici persone di Artena sono coinvolte nell’operazione “Sistema” del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza. Tra gli artenesi finiti agli arresti domiciliari (nove in tutto) c’è anche Ezio Pompa, attuale Consigliere comunale, per il quale l’ipotesi di reato è di emissione di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti. Gli altri artenesi per i quali sono stati disposti i domiciliari o che sono stati denunciati, sono stati amministratori di fatto di aziende coinvolte nell’indagine della Finanza, al centro della quale c’è l’attività di due fratelli, imprenditori artenesi, denunciati a piede libero e a cui è stato sequestrato oltre un milione di euro. A finire ai domiciliari c’è anche un funzionario di Roma Capitale. Ci sono infine numerose altre denunce a piede libero, una delle quali per un professionista di Valmontone.

Nel complesso l’indagine vede indagate più di trenta persone, tra imprenditori e pubblici funzionari di Roma Capitale, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato, peculato, falso ideologico e materiale e frode fiscale, nell’ambito dell’operazione denominata “Sistema”.
Le ordinanze di custodia cautelare, nei confronti dei legali rappresentanti delle società e di sequestro, nei confronti degli amministratori di fatto e di dirigenti pubblici, sono state emesse dal GIP del Tribunale di Roma, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina.
L’attività del Nucleo Speciale Anticorruzione trae origine dagli accertamenti volti a far luce su illeciti commessi nell’ambito di una procedura d’appalto per l’esecuzione di lavori per la manutenzione straordinaria di quattro edifici scolastici (“Casal Sansoni”, “Pietro Bembo”, “Montarsiccio” e “Cerboni”) situati nella circoscrizione del XIV Municipio di Roma (Monte Mario).
In tale contesto – afferma una nota della Finanza – , è stata acclarata l’esistenza di un accordo tra dirigenti pubblici ed imprenditori, teso alla spartizione delle risorse pubbliche destinate a tali lavori (circa 400 mila euro), in forza del quale, a fronte dell’aggiudicazione dell’appalto, gli imprenditori avrebbero corrisposto ai dirigenti pubblici un importo pari al 20% delle somme liquidate per i lavori che si è scoperto non essere mai stati eseguiti”.
Un dirigente dell’amministrazione capitolina sarebbe stato “ricompensato” anche mediante l’esecuzione gratuita di lavori di ristrutturazione presso la propria abitazione.
Ulteriori anomalie sono emerse nell’esecuzione dei lavori di riqualificazione della centralissima Via del Melone, nelle vicinanze di Piazza Navona, individuata come una delle strade di passaggio strategiche negli itinerari pedonali verso la Basilica di San Pietro, in vista del Giubileo della Misericordia dell’anno 2016.
I lavori sono stati eseguiti con il contributo di 60 mila euro offerto da una società privata che gestisce un hotel sito in Via del Melone, a cui il Comune avrebbe dovuto aggiungere ulteriori 100 mila euro. Sebbene gli interventi di riqualificazione siano stati completati nel mese di giugno 2015, tutte le procedure amministrative di affidamento, consegna ed esecuzione dei lavori risultano “formalmente” avviate solo nel mese di febbraio del 2016. Inoltre, l’importo dei lavori eseguiti è risultato essere di gran lunga inferiore al solo contributo del privato. Muovendo da tali evidenze, le successive indagini, concretizzatesi in attività tecniche, acquisizione ed esame di documentazione bancaria, amministrativa e contabile, nonché in escussione di persone informate sui fatti, hanno permesso di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura imprenditoriale illecita che, negli anni, ha movimentato decine di milioni di euro giustificati da fatture per operazioni inesistenti a scopo di evasione e per costituire “riserve occulte” da destinare a finalità illecite, attraverso una galassia di società cartiere (costituite e gestite con il concorso di numerosi indagati).
Il gruppo imprenditoriale – si legge ancora nella nota della Finanza – fa capo a due imprenditori di Artena, particolarmente attivi nell’ambito degli appalti pubblici del settore edile e della manutenzione stradale della Capitale, che ponendosi sul mercato attraverso una serie di società apparentemente autonome ed indipendenti fra loro, ha nel tempo “sistematicamente” acquisito commesse, mediante la partecipazione a procedure ad evidenza pubblica, violando le regole poste a tutela della libera concorrenza e ponendo in essere condotte corruttive nei confronti dei funzionari pubblici responsabili, a vario livello, delle stesse procedure”.

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea del 23 dicembre