Di Michela Emili

Nel panorama politico amministrativo dei Castelli romani ben due casi svelano un “fallimento” della democrazia. In condizioni politiche diverse e al termine di diverse dinamiche, ma per molti versi riconducibili, due Comuni castellani hanno perso il loro volto democratico, pur se con meccanismi democratici e in via temporanea. L’inceppamento dei due governi democraticamente eletti dai cittadini a Frascati, lo scorso luglio, e a Grottaferrata, qualche giorno fa, hanno messo ben evidenza ed in maniera contemporanea che qualcosa, in quello che alcune delle grandi menti filosofiche del passato hanno descritto come la naturale propensione dell’uomo “politico” e del “vivere sociale”, può non sempre filare liscio.  Oggi più che mai. Via Spalletta, dunque, da palazzo Marconi, e stessa sorte è toccata all’ex collega Fontana. A tenere le redini dei due Comuni castellani, in luogo dei rappresentanti scelti e votati dai cittadini, ci sono ora i Commissari prefettizi Bruno Strati a Frascati e Giacomo Barbato a Grottaferrata, a ricalcare le sorti che prima delle nuove elezioni amministrative avevano interessato anche l’Amministrazione marinese, o prima ancora Grottaferrata stessa ai tempi di Gabriele Mori. Lo diceva Platone che la democrazia, oltre ad assumere in maniera del tutto ingiustificata l’uguaglianza degli uomini e rinunciare al principio di competenza, è destinata inevitabilmente a degenerare nella più terribile delle forme di governo, la “tirannide”. Ovviamente viaggiamo su binari ben diversi, ma qualcosa dei grandi temi discussi e consegnati agli annali filosofici mostra il suo lato di velata attualità. Il pensiero di Platone, di certo inconciliabile con principi liberali della modernità, mostra per primo quel paradosso della libertà e della democrazia stessa, la quale può decidere in forma democratica di annullarsi. Eppure la democrazia è l’unico concetto politico normativo che sia rimasto in piedi dopo la crisi dei socialismi, dei comunismi e anche di molti liberalismi; i principi democratici sono diventati lo strumento principe di legittimazione in una società dove è vero tutto ed il contrario di tutto. Vale a dire, in un contesto pluriabusato o, ancora più spesso, fatto di illusioni, che qualsiasi scelta democratica compiuta dai cittadini viene assunta al rango della giustezza e del rispetto. Lo ritroviamo in maniera insistentemente cronica negli assunti base del Movimento 5 Stelle. Eppure le storture ci sono. Senza estendere troppo lo sguardo ad un panorama mondiale in cui la democrazia fallisce ogni giorno, la mina rimane tutta interna, e arriva dai cittadini stessi, a fronte di una difficoltà sempre crescente nel garantire quel funzionamento e quei risultati attesi proprio dal processo democratico, oltre ad un eccesso di personalismo che cancella unanimi intenti, sula scia di fallimenti economici ed inefficienze. I numeri poi, nella democrazia stessa, contato, e come se contano. Il 29 luglio 13 consiglieri frascatani si sono dimessi causando immediatamente la caduta del sindaco Alessandro Spalletta, che nelle ore precedenti si era comunque dimesso su richiesta del Pd. 12 quelli che invece hanno decretato la fine di Fontana, che pure aveva scelto la strada delle dimissioni. Il dado dunque è tratto.